Lettera alla Apple

Alla cortese att.ne del Responsabile Progettazione Batterie per Telefoni iPhone

Gent.mo Responsabile,

Le scrivo in merito alle batterie che, voi della Apple, avete studiato per il telefono iPhone. Nello specifico mi riferisco, (anche se credo valga per tutti), al modello 5c.

Ora io mi chiedo come sia possibile che voi persone così illuminate da poter realizzare un mini computer da mettere in tasca, non siate riusciti a progettare una batteria che duri più di cinque ore se il telefono viene utilizzato.

Non avete pensato che, nel momento in cui si crea uno strumento di lavoro, con il quale, appunto si può davvero lavorare, le persone possono utilizzarlo anche per altre funzioni oltre al telefonare e mandare messaggi, consumando quindi in pochissimo tempo la batteria che gli avete messo a disposizione?

La mia, gent.mo Responsabile, non è una polemica sterile. Per farle capire il motivo che mi ha spinto a scriverle le descrivo, brevemente, com’è la la vita di un proprietario di iPhone.

Il proprietario dell’iPhone si riconosce subito da queste poche caratteristiche:

  • Gira perennemente con il caricabatterie dietro (nella borsa, se è una donna. nella giacca o nel cappotto se è un uomo)
  • Ripete la parola ‘scaricata’ e ‘batteria’ almeno 15 volte al giono
  • conosce le prese della corrente di tutte le case di amici, parenti, negozi di fiducia, treni, macchine e posti di lavoro.
  • Al numero 10% ha iniziato a a sviluppare una sorta di orticaria nervosa che neanche con dieci minuti di respirazione gli passa.
  • Ha visto rovinarsi rapporti, amicizie, importanti questioni di lavoro perché (per una volta che hai abbassato la guardia e non hai controllato la batteria) il telefono si è spento sul più bello

Ecco, gent.mo Responsabile, è per tutti questi motivi che le sto scrivendo.

La prego di scusarmi per il disturbo ma, mi creda, è una questione di vitale importanza.

Buon Lavoro!

Silvia Fasano Genisio

 

 

 

 

 

Il referendum

Va bene, parliamone un attimo. Senza entrare nel dettaglio del problema ho notato che il referendum del 17 aprile contro le trivellazioni per l’estrazione di gas e petrolio non è ben chiaro su Facebook. Dai post che ho visto si lascia intendere che, votando ‘sì’, si impedirà l’insediamento di nuove piattaforme quando, in realtà, votando ‘sì’ si bloccherà solo l’utilizzo di parte di quelle già presenti lungo le nostre coste. Detto questo credo che l’energia rinnovabile sia l’unica nostra alternativa possibile se non vogliamo estinguerci, quindi ben venga il referendum e speriamo che vinca il buon senso (anche se un pensiero doveroso va a chi perderà il lavoro). Voi l’avete letto il romanzo che si chiama ‘Il quinto giorno?’. E’ un po’ lunghino, quindi probabilmente entro il 17 aprile non riuscirete a finirlo, ma lo consiglio caldamente. Con un’unica avvertenza. Già arrivati a pagina 300 smetterete di mangiare pesce (di mare almeno). E non per una sorta di superstizione o condizionamento infondato, ma perché tutte le informazioni scientifiche riportate sono vere (con tanto di documentazione). E vi assicuro che troverete sanissimo il gambero d’allevamento nutrito con antibiotici e colorante arancione. Dopo due, tre anni dalla prima lettura (perché è uno di quei libri che vanno letti più volte), ricomincerete ad ordinare almeno la frittura, ma usando la mia tecnica dello struzzo, grazie alla quale tutte le informazioni spiacevoli finiscono in una scatolina nascosta della nostra testa.

Il libro preferito

Non so voi ma io non saprei mai dirvi qual’è la mia canzone preferita, il mio colore preferito, il mio film preferito o il mio cibo preferito. Sono un’eterna indecisa, scegliere a volte mi sembra impossibile e mettermi di fronte a un bivio può essere una crudeltà enorme. Un solo argomento però mi vede sicura e decisa come nessun altro: quello della letteratura. E c’è un libro, tra i mille letti, che da subito ho saputo sarebbe stato il mio preferito in assoluto. Sin da quando l’ho letto, per la prima volta, a 16 anni. E’ un grande classico italiano e, vi dirò, l’autore non mi ha mai suscitato molta simpatia. Anche il fatto che sia stato un uomo a scriverlo mi infastidisce un po’. Negli anni ho letto libri molto più belli ma lui resta il preferito, perché è l’unico che non mi stancherei mai di leggere e rileggere. Lo conosco praticamente a memoria. Ci sono tre pagine di questo libro che ho nel cuore. Racchiudono la descrizione del primo bacio tra il protagonista, Andrea, ed Elena la donna amata. Tre pagine in cui l’autore descrive proprio proprio solo quello, con sensazioni ed emozioni e profumi e colori e sentimenti scritti in un modo che non ho mai ritrovato in nessun altro libro. Solo un bacio. Per tre pagine. Se vi capita leggetelo anche voi. E va bene, ora ve lo dico. Il nome del libro è ‘Il piacere’, di Gabriele D’Annunzio.

La carta di credito rosa

Oggi pagando in un negozio ho pensato che le carte di credito hanno colori orribili. Proprio proprio brutti. Perchè? In fondo sono lo strumento meno serio di pagamento che esista al mondo. Permettono di spendere soldi che ti prestano provvisoriamente, quindi sono dispensatori di pura felicità. Io ad esempio sogno da anni una carta di credito rosa. E non un rosa tenue, elegante e raffinato, proprio un bel rosa confetto. Per un anno ho lavorato in American Express  come analista di credito, un lavoro abbastanza serio perché, tra le altre cose, spettava a me decidere chi poteva spendere e chi no. Praticamente la terza professione dei miei sogni dopo il giornalismo e la scrittura. Parte del lavoro consisteva nel decidere se il cliente al quale la carta aveva negato la transazione in un negozio potesse, con il mio aiuto, acquistare il prodotto o no. In base ovviamente a dei criteri che andavano oltre al mio buon senso. Diciamo che se dell’altra parte del telefono c’era una donna e stava comprando scarpe/borse/capi di abbigliamento/trattamenti estetici o libri, a meno di motivi davvero seri, io autorizzavo sempre. Nel weekend anche, uomini, donne o bambini li facevo spendere con serenità. C’è da dire che ci vuole anche intuito in questo lavoro per capire in due minuti chi è affidabile e chi no. Comunque nel corso dell’anno in azienda avevo preparato una lettera in cui proponevo la carta di credito rosa. Una American Express rosa. Non ho mai avuto il coraggio di presentarla al reparto vendite. E me ne pento tantissimo perchè avrebbe avuto un successo enorme.

Le vacanze

Oggi ho scoperto che Cronache Rosa domani partirà per le Maldive con una ragazza che ha scelto lui come libro da viaggio. E la cosa mi onora proprio perché i libri per un viaggio sono importantissimi, sono quelli poi che ti ricordi di più perché fanno parte di un arco di tempo tra i migliori che esistano al mondo. Quello della vacanza appunto. E voi che che tipo di turisti siete? Preferite ‘il viaggio’ o ‘la vacanza’? Una palma o musei e città? 1000 chilometri in una settimana o lettino mare mare lettino per quindici giorni? Io sono vissuta in camper per i miei primi 16 anni di vita, mi ha arricchito molto ed è stato altamente istruttivo ma se devo essere sincera ho ancora un certo rifiuto per questo mezzo di trasporto. Non escludo di risalirci prima o poi ma penso più poi che prima. Preferisco la macchina piuttosto, ma al momento stare sdraiata sotto il sole otto ore al giorno su una spiaggia bianca e’ il mio sogno più grande. In realtà le vacanze più intelligenti a mio avviso sono quelle che uniscono entrambe le cose. Una settimana di musei, parchi e tradizioni e una di totale, completo relax. Diciamo però che la buona riuscita di un viaggio dipende moltissimo da chi ci portiamo dietro. Ecco se decidiamo di partire con un’amica che dopo tre ore di sonno già è pronta per nuove avventure, quando noi praticamente siamo ancora nella fase rem, ecco in questo caso è probabile che possano nascere contrasti.

I preparativi

Ora che ho la storia di cronaca nera da raccontare in Cronache Nere, l’ultimo capitolo della trilogia che mi sono inventata durante le ore di veglia notturne causa neonato urlante, nulla in teoria potrebbe fermarmi dal cominciare a scriverlo. Anche perché con Cronache Bianche in uscita ho quasi finito tutto quello che c’era da fare. Ma, c’è un ma. Essendo questo il terzo libro, ormai ho capito come funziono quando scrivo e la cosa crea dei problemi da non sottovalutare. Innanzitutto il mangiare. Dovrei riuscire prima a perdere il chilo che poi prenderò sicuramente per tenermi sveglia la sera e dare zucchero al cervello. Si perché poi non è che se hai bisogno di energia alle undici di sera davanti al computer ti puoi rosicchiare una carota. E no, la cosa più indicata sono Kit Kat, Ciocorì o Bounty. Quindi da oggi dieta. Poi l’ispirazione ci vuole, nel senso che se devi far ridere e scrivere qualcosa che leggeresti anche tu ogni pagina deve essere proprio sentita. Quindi dovrei cominciare a fare corsi di respirazione e training autogeno, perchè con i primi due libri ho fatto una faticaccia assurda a passare da ‘non uccidere il marito’ o ‘come convincere un bambino urlante ad andare a scuola’ a organizzare il matrimonio di Sammy con uno spirito euforico che in teoria dovrebbe contagiare. E infine mi serve uno spazio. Non posso più scrivere incastrata tra il termosifone e il tavolino con il bonsai, con un cane poggiato su un piede e l’altro che dorme sulla gamba. Ecco ho urgente bisogno perlomeno di una scrivania.

I posti più strani

Oggi parlando con un’amica mi è stato chiesto dove si possono incontrare uomini per possibili fidanzamenti. Premesso che non ne ho la più pallida idea per farle fare due risate abbiamo iniziato a dirci i posti più assurdi dove sappiamo esserci stato almeno un grande incontro. Ho scoperto che in aereo prima o poi abbiamo rimorchiato tutti, addirittura il testimone di nozze di mio marito si è sposato con la ragazza conosciuta nel volo per il Messico. In treno pure e anche l’autobus è molto quotato. La metropolitana invece no. In ascensore si sono formate almeno altre due coppie che conosco mente a me è capitato di fidanzarmi con un ragazzo conosciuto dopo essergli caduta addosso sulle scale (ecco cadere può essere di aiuto, basta stare attenti a non farsi male). A Roma il traffico facilita gli incontri anche se si è in macchina, con il vicino di fila a volte si inizia a chiacchierare che è un piacere, mente in montagna ho un’amica che si è innamorata dopo una sola seggiovia (corrisposta, fortunatamente). Insomma sono cose queste che non si possono programmare. Il destino decide, e diciamo che anche un pizzico di fortuna ogni tanto ci vuole…

Gli scrittori

Io credo che gli scrittori non siano tutti uguali. Intanto prima che ci si possa definire scrittori e basta bisogna presupporre di poter vivere di questa arte, cosa che in pochi purtroppo possono fare. E non dover fare altri lavori permette il lusso di concentrarsi esclusivamente sul libro da comporre e questo aiuta, aiuta tantissimo. Poi ci sono gli scrittori per hobby, per ricerca scientifica o semplicemente per vanità. Gli unici che mi sento di criticare sono quelli che smettono di leggere i libri degli altri, che criticano senza prima conoscere l’oggetto in discussione, cosa che a volte faccio anche io ma non va fatta. In ogni caso dire che si sta scrivendo un libro offre un vantaggio enorme in molte situazioni:

  • se ti dimentichi le chiavi attaccate alla macchina e ti dicono ‘ma dove hai la testa’ la risposta è subito ‘nel libro’
  • se vuoi entrare in un posto dove non si può, butti li che ti devi documentarti per il libro
  • se vuoi comprare qualcosa per la quale non hai i soldi giustifichi che ti serve rivivere l’esperienza dello shopping per poterla descrivere con fedeltà
  • e infine se vuoi rilassarti 20 minuti accendi il computer, apri una pagina di Word e dici che hai bisogno di concentrazione…

I capricci

Mamma non voglio andare a scuola. Massi ma non vuoi andare a scuola perchè non ti va o perché ti senti male? (Un minuto di silenzio) Mamma non è che non voglio andare a scuola, è che proprio non ce la faccio perché ho mal di pancia. Massi vieni ti faccio un massaggino che ti passa e poi andiamo ok? No mamma non è il massaggino, in realtà mi fanno male anche i denti. Vieni fammi vedere, no Massi i denti stanno bene, mettiti le scarpe ora. No mamma non hai capito cosa mi fa male. Mi fa male il piede di questa gamba e la gamba di quest’altro lato. Massi senti amore io sono sicura che tu stai bene, non hai la febbre e non hai niente, se vuoi dico alla maestra di non farti fare ginnastica oggi ok? No mamma io ginnastica la voglio fare. Ma non ti faceva male il piede di questa gamba e la gamba di quell’altro lato? Si ma poco. Allora possiamo andare a scuola ora? Va bene mamma ma non sono convinto di stare proprio bene. Non sei convinto di stare bene o non sei convinto che ti va di andare a scuola? Mamma mi sa che tu sei più furba di me… (In ogni caso sono due ore che mi tormento al pensiero che gli faccia veramente male la pancia i denti la gamba e il piede e credo che domani prenderò appuntamento dal pediatra. Fare la mamma è la cosa più difficile che abbia mai fatto in vita mia).

La Cronaca Nera

Ora l’idea che in futuro dovrò scrivere di cronaca nera mi terrorizza. Nei quasi 13 anni di onorata carriera ho trattato di tutto ma praticamente quasi nulla che riguardasse questo settore. Solo una volta, a Viareggio andai sulla scena di un bruttissimo incidente accompagnata, fortunatamente, dal fotografo, che dopo neanche venti minuti dovette riaccompagnarmi in redazione in scooter perché non riuscivo a smettere di piangere (e ancora oggi fatico a raccontarlo). Che poi in quell’occasione scrissi anche il pezzo, ma chiesi categoricamente di non essere più presa in considerazione per nessun avvenimento di nera. Qui a Roma, più lungimiranti, mi fecero partecipare solo una volta, proprio come banco di prova, ad una sorta di retata alle cinque del mattino con la Guardia di Finanza. Ma già dal secondo giorno di comune accordo cambiai settore, anche perché è davvero preferibile che di nera se ne occupi un redattore interno. Ci vogliono inoltre pelo sullo stomaco e nervi saldissimi, e a me mancano entrambi. Sui nervi saldi ci sto lavorando, ma con lo stomaco forte ci devi nascere. Altra cosa da non sottovalutare: immagino che chi avrà voglia di leggere Cronache Nere, mai nella vita lo farà per sapere di omicidi o attentati. Quindi mi serve una notizia soft, di quelle che potrei seguire anche io. Cari colleghi di nera, ho bisogno di voi.