Il libro preferito

Non so voi ma io non saprei mai dirvi qual’è la mia canzone preferita, il mio colore preferito, il mio film preferito o il mio cibo preferito. Sono un’eterna indecisa, scegliere a volte mi sembra impossibile e mettermi di fronte a un bivio può essere una crudeltà enorme. Un solo argomento però mi vede sicura e decisa come nessun altro: quello della letteratura. E c’è un libro, tra i mille letti, che da subito ho saputo sarebbe stato il mio preferito in assoluto. Sin da quando l’ho letto, per la prima volta, a 16 anni. E’ un grande classico italiano e, vi dirò, l’autore non mi ha mai suscitato molta simpatia. Anche il fatto che sia stato un uomo a scriverlo mi infastidisce un po’. Negli anni ho letto libri molto più belli ma lui resta il preferito, perché è l’unico che non mi stancherei mai di leggere e rileggere. Lo conosco praticamente a memoria. Ci sono tre pagine di questo libro che ho nel cuore. Racchiudono la descrizione del primo bacio tra il protagonista, Andrea, ed Elena la donna amata. Tre pagine in cui l’autore descrive proprio proprio solo quello, con sensazioni ed emozioni e profumi e colori e sentimenti scritti in un modo che non ho mai ritrovato in nessun altro libro. Solo un bacio. Per tre pagine. Se vi capita leggetelo anche voi. E va bene, ora ve lo dico. Il nome del libro è ‘Il piacere’, di Gabriele D’Annunzio.

La carta di credito rosa

Oggi pagando in un negozio ho pensato che le carte di credito hanno colori orribili. Proprio proprio brutti. Perchè? In fondo sono lo strumento meno serio di pagamento che esista al mondo. Permettono di spendere soldi che ti prestano provvisoriamente, quindi sono dispensatori di pura felicità. Io ad esempio sogno da anni una carta di credito rosa. E non un rosa tenue, elegante e raffinato, proprio un bel rosa confetto. Per un anno ho lavorato in American Express  come analista di credito, un lavoro abbastanza serio perché, tra le altre cose, spettava a me decidere chi poteva spendere e chi no. Praticamente la terza professione dei miei sogni dopo il giornalismo e la scrittura. Parte del lavoro consisteva nel decidere se il cliente al quale la carta aveva negato la transazione in un negozio potesse, con il mio aiuto, acquistare il prodotto o no. In base ovviamente a dei criteri che andavano oltre al mio buon senso. Diciamo che se dell’altra parte del telefono c’era una donna e stava comprando scarpe/borse/capi di abbigliamento/trattamenti estetici o libri, a meno di motivi davvero seri, io autorizzavo sempre. Nel weekend anche, uomini, donne o bambini li facevo spendere con serenità. C’è da dire che ci vuole anche intuito in questo lavoro per capire in due minuti chi è affidabile e chi no. Comunque nel corso dell’anno in azienda avevo preparato una lettera in cui proponevo la carta di credito rosa. Una American Express rosa. Non ho mai avuto il coraggio di presentarla al reparto vendite. E me ne pento tantissimo perchè avrebbe avuto un successo enorme.

I preparativi

Ora che ho la storia di cronaca nera da raccontare in Cronache Nere, l’ultimo capitolo della trilogia che mi sono inventata durante le ore di veglia notturne causa neonato urlante, nulla in teoria potrebbe fermarmi dal cominciare a scriverlo. Anche perché con Cronache Bianche in uscita ho quasi finito tutto quello che c’era da fare. Ma, c’è un ma. Essendo questo il terzo libro, ormai ho capito come funziono quando scrivo e la cosa crea dei problemi da non sottovalutare. Innanzitutto il mangiare. Dovrei riuscire prima a perdere il chilo che poi prenderò sicuramente per tenermi sveglia la sera e dare zucchero al cervello. Si perché poi non è che se hai bisogno di energia alle undici di sera davanti al computer ti puoi rosicchiare una carota. E no, la cosa più indicata sono Kit Kat, Ciocorì o Bounty. Quindi da oggi dieta. Poi l’ispirazione ci vuole, nel senso che se devi far ridere e scrivere qualcosa che leggeresti anche tu ogni pagina deve essere proprio sentita. Quindi dovrei cominciare a fare corsi di respirazione e training autogeno, perchè con i primi due libri ho fatto una faticaccia assurda a passare da ‘non uccidere il marito’ o ‘come convincere un bambino urlante ad andare a scuola’ a organizzare il matrimonio di Sammy con uno spirito euforico che in teoria dovrebbe contagiare. E infine mi serve uno spazio. Non posso più scrivere incastrata tra il termosifone e il tavolino con il bonsai, con un cane poggiato su un piede e l’altro che dorme sulla gamba. Ecco ho urgente bisogno perlomeno di una scrivania.

San Valentino e Cronache Bianche

“Continua a ripetermi che lui, anni prima, pensava seriamente che non si sarebbe mai sposato ma che, conosciuta me, ha iniziato a volere le stesse cose che volevo io, perché era troppo bello vedermi felice. E’ una fortuna aver trovato un uomo che la pensa così. Comunque io, invece, ho subito assunto un atteggiamento pratico, indirizzando la conversazione su quella che potrebbe essere la data più adatta all’evento. Ho escluso categoricamente qualsiasi giorno di primavera, estate e autunno. Ma essendo ora quasi Natale non volevo dover aspettare un anno intero per potermi sposare in inverno. Anche a Federico è piaciuta l’idea della cerimonia al freddo e della Luna di miele al caldo. Ad un semaforo rosso ha aperto il calendario sul telefonino e ha scoperto che il prossimo 14 febbraio sarà sabato. Ci siamo guardati e abbiamo deciso. Mancano solo due mesi ma ci sposeremo il giorno di San Valentino. Considerato che il prossimo fine settimana siamo in Svezia e che al ritorno è Natale e chiuderanno i negozi per parecchi giorni di festa, il tempo che resta da dedicare all’organizzazione è davvero poco. Non so se io, Fede e Chicca sopravviveremo a tutto ciò” (Cronache Bianche).

Felicità

Senti amore mamma ti deve dire una cosa. Venerdì parte per Torino e dormirà fuori, ma tu resti con papà e tutti i nonni che non vedono l’ora di stare con te. Poi il giorno dopo mamma torna subito subito, tu vai alla festa di Cloe mascherato da Hulk e mamma quando arriva ti raggiunge lì con un bel regalo. Mamma deve andare a fare una cosa di lavoro con Deborah, quella ragazza bella bella della foto che ti piace tanto, ma sarà brutto non addormentarci insieme. Tu comunque stai tranquillo che mamma ti chiamerà tantissime volte, e che potrai chiedermi il gioco che vuoi e mamma te lo comprerà in aeroporto… Mamma senti ma devi portare con te il cd di Peter Pan e della Carica dei 101? No Massi perchè? Allora puoi andare non importa.

Qualcosa di solido morbido

Ieri sera Massi prima di andare a letto: mamma ho fame mi puoi portare qualcosa da mangiare per favore? Si amore ma hai finito di cenare adesso, ti faccio il latte va bene? No no mamma, il latte è un liquido. Io invece voglio qualcosa di solido. Massi dove hai imparato queste parole? Comunque vanno bene i biscotti? No mamma, i biscotti sono solidi ma duri, io voglio qualcosa di solido morbido. Massi non facciamo prima se mi dici chiaramente cosa vuoi? Ti porto una merendina all’albicocca? Mamma ora ti spiego. La merendina all’albicocca è solida e morbida ma dentro ha una cosa un po’ liquida… MASSI DIMMI COSA VUOI! Un mash mallow mamma grazie… PS Questo post scriptum è per la mia futura nuora, chiunque sarà: mia cara io ti chiedo scusa, per farmi perdonare ti prometto che proverò ad essere una brava suocera.

Silvia e la pazienza

Buongiorno a tutti! Volevo scrivere un post ‘Le donne e la pazienza’ ma ho pensato che su questo proprio non è possibile . Sulla pazienza, almeno, non c’è genere, carattere o età che tenga. O si è pazienti o non lo si è. E io il novantanove per cento delle volte lo sono. Proprio proprio è difficile che mi arrabbi. Sarà che sono cresciuta con mio nonno che mi ripeteva sempre quanto sia importante non andare a letto arrabbiati, e con mia nonna che faceva ridere, quando voleva, molto più di me. Fatto sta che la mia pazienza è proverbiale. Cosa di cui non vado affatto fiera. C’è da dire che da quando è nato Massi ovviamente la riserva di pazienza è utilizzata per grandissima parte con lui. Quindi con il resto del mondo, compresi i familiari, ho un livello di sopportazione più basso. Non che vadano sopportati loro, anzi spesso è il contrario, però insomma… avete capito cosa intendo. Poi però arrivano giorni che la pazienza va a farsi una gita al mare e ti lascia lì, indecisa se salutare tutti e seguirla verso mete ignote, o provare a farcela senza di lei, ma è durissima. E lo capisci quando inizi a parlare ad alta voce da sola contro il distributore di benzina che non accetta i soldi perchè sono tutti stropicciati. Ora vorrei ringraziare pubblicamente il benzinaio, che per fortuna mi conosce e mi hai aiutata. Qualcuno di voi ha suggerimenti per ritrovare la calma interiore?

Gli uomini e la fiducia

Mi è stato giustamente fatto notare che sul tema della fiducia devo usare un po’ di par condicio, e dire che ovviamente anche l’altra metà del cielo combatte quotidianamente con la gelosia. Chi più chi meno la mia esperienza personale di fidanzati, amici e conoscenti mi  ha insegnato che a volte sono molto più insicuri gli uomini di noi. Ma meno furbi. Non c’è niente da fare noi donne abbiamo più fantasia in tutto, sia nel mettere in atto tecniche di controllo sia nel vendicarci di eventuali tradimenti. L’uomo no, lui può arrivare a controllare il telefono. Ma credetemi è difficilissimo che lo troviate a frugare nelle tasche dei vostri pantaloni o nella vostra borsa. Con questo non voglio dire che non si accorgeranno mai se lo avete tradito, assolutamente, però lo farà utilizzando sempre la stessa tecnica di ricerca informazioni.  Anche nelle reazioni è un po’ monotono.  Un tempo ti ammazzava e aveva anche l’attenuante per il diritto d’onore, oggi ti lascia dicendotene di tutti i colori. Noi ragazze abbiamo una marcia in più. Gli tagliamo tutti i vestiti, gli rompiamo tutti i dischi e i cd, gli righiamo tutta la macchina con le chiavi di casa (ora basta non voglio dare suggerimenti). In ogni caso leggetevi se potete il commento di Mauro al post ‘Le donne e la fiducia’, credo che abbia ragione. Un bacio e… buongiorno a tutti!!!

Le donne e la fiducia

Avete presente quella canzone di Bersani che fa ‘Potrei ma non voglio, fidarmi di te, io non ti conosco e in fondo non c e’, in quello che dici, qualcosa di vero’? Intanto se non l avete mai sentita ascolatatela, perché è veramente bella. Ha inoltre il pregio di riassumere in tre righe il pensiero di molte amiche che conosco, diciamo dell’80% della popolazione femminile. Forse però un po’ di autocritica ogni tanto la dobbiamo fare. Ad esempio, come buon proposito per il 2016, potremmo smetterla di controllare i messaggini di nascosto dei nostri fidanzati/ mariti, per non parlare del portafoglio e delle tasche dei pantaloni. Avevo un’amica al liceo che tutti i sabati sera, dopo che il ragazzo l’accompagnava a casa, prendeva la macchina e lo seguiva di nascosto. Una volta mi coinvolse nel pedinamento e lui si accorse di noi, uscì fuori dal locale e fu un brutto momento per entrambe. Un’altra amica invece aveva imparato a memoria tutti gli ultimi tre numeri dei contatti femminili della rubrica del suo ragazzo, così da poter riconoscere i messaggi che gli arrivavano. Per fortuna ho anche amiche normali, che si fidano quanto basta e fanno una vita serena. Una secondo me un po’ troppo. Quando il marito parti’ per un addio al nubilato a Cuba (Cuba!!!)mi disse che lei si fidava ciecamente, e che anzi l aveva aiutato a fare la valigia… Ecco non so, forse io al posto suo non avrei reagito così. Comunque voi vi fidate? Tanto poco molto? Ditemi che sono curiosa!!!

Cronache rosa a Gorizia

‘Silvia mi puoi dire dove posso acquistare il tuo libro?’ ‘Guarda Chiara non lo comprare, te lo mando io, poi se ti piace magari fai un pochino di passaparola…’ ‘No no lo voglio comprare come faccio?’ ‘Va bene la cosa più comoda forse è ordinarlo in libreria’. ‘Perfetto grazie, domani vado’. ‘Silvia sono appena stata in libreria (oggi) e mi hanno detto che è in ristampa’ ‘Chiara mi dispiace averti fatto perdere tempo. Facciamo così il libro te lo mando io così sono più tranquilla’ ‘No Silvia lo voglio comprare, ora ricarico la paypall e lo prendo dal sito della casa editrice’. Dopo neanche un’ora Chiara mi ha mandato la foto dell’ordine. Quello che non vi ho detto e che io e Chiara  non ci conosciamo, ha letto un po’ di Blog e ha voluto conoscere anche Cronache Rosa. Ora Chiara, purtroppo sei di Gorizia, ma ti ho promesso che ti aspetto a Roma, per un pomeriggio insieme. Perche già avere in comune la passione dello shopping mi sembra una base solidissima per una grande amicizia!!! ❤️