Mancano tre giorni alla Vigilia e, come ogni Natale che si rispetti, ancora devo comprare circa la metà dei regali. Quelli a cui tengo di più, ovviamente. Devo anche iniziare a cercare un posto dove ordinare la lasagna per Capodanno e consegnare il libro, possibilmente domani, alla Casa Editrice. Inoltre ho un cane che sempre entro Natale deve fare il vaccino, dovrei prenotare la visita di controllo dal pediatra che andava fatta entro questo mese e iniziare ad incartare i regali già presi (prima però devo riuscire a comprare la carta per incartare). Mettiamoci che ho due amiche con le quali disdico la cena da due settimane e che vorrei vedere, che oggi il nano ha fatto finta di stare male e quindi è a casa, che c’è il blocco delle targhe dispari e io ho la targa dispari, inizio veramente a temere di non riuscire a fare tutto. La cosa però che mi fa definitivamente saltare i nervi in queste situazioni, quella che proprio mi trasforma in un potenziale killer seriale, sono le persone che ti dicono: e ma non sono questi i problemi veri della vita. E grazie al cavolo! Lo so bene cari miei, molto bene credetemi, che non sono questi i problemi veri della vita. Ma al momento per me sono un problema, quindi o date una mano o scomparite prima che succeda l’irreparabile. Comunque so di non essere l’unica che avrebbe bisogno, fino a giovedì, di giornate di 40 ore. Anzi… c’è davvero chi è più in alto mare di me. Quindi buon lunedì a tutti!!! Ce la possiamo fare!!!
Categoria: libri
Il gran giorno
Fazzoletti: pronti! Rimmel waterproof: pronto! Amiche: avvisate! Vado a vedere mio figlio che fa il salvagente nella recita di Natale. Ma non è solo per questo che oggi è il gran giorno. Sto per cominciare a scrivere quello che sarà ufficialmente l’ultimo capitolo del seguito di Cronache Rosa. E sono emozionata e disperata allo stesso tempo, perché per tutti questi mesi tra me e questo nuovo romanzo si è creato un legame indissolubile, non sono pronta a lasciarlo già andare. E ora vi faccio vedere come si provoca un infarto alla propria editor di fiducia: Deborah? Deborah ti chiedo perdono in anticipo ma stanotte ho avuto un’illuminazione. Non va bene il titolo che avevamo detto. Lo cambierei un pochino, ma di pochissimo giuro, e al più presto ti manderò una mail lunga e dettagliata sul perché. Però sulla copertina giuro che ti risparmierò tutto quello che ti ho fatto passare a maggio. E visto che siamo a Natale e dobbiamo essere tutti più buoni, non romperò neanche troppo le palle con il formato. Mi fido di te. Però per il titolo mi devi ascoltare. Deborah? Deborah? Sei viva? 🙂
Il caso
Avete letto di quel Direttore della Feltrinelli di Bologna che ha dichiarato di non leggere libri scritti da donne? Non so perché ma a me questa cosa fa tanto ridere. Mi immagino questo povero uomo che magari si ritrova a voler leggere improvvisamente un thriller ambientato in Francia, ma non può farlo perché la scrittrice è donna. Che poi senza saperlo chissà quanti libri di donne che usano pseudonimi da uomini avrà letto. O quanti libri pubblicati da grandi scrittori uomini al momento sulla cresta dell’onda, ma scritti dall’alunna femmina innamorata di loro e con grandi doti stilistiche, avrà consigliato ad amici e parenti. Mi stupisco non tanto per la scelta sessista, quanto perché da Direttore di una libreria dovrebbe sapere quanto è labile il confine tra la penna maschile e quella femminile. Se devo dirvi la verità ho anche pensato: poveraccio non saprà mai quanto si ride leggendo un libro della Littizzetto. Un ultimo quesito. Secondo voi se lo scrittore/scrittrice sono gay, come ci si rapporta allora con i loro libri? Bé, chiuso l’argomento passiamo a cose ben più serie. A pranzo sono da Eataly, ve la mando la foto del panettone d’oro? Si? Va bene, a dopo allora eh… Buongiorno a tutti!!!

Il blocco dello scrittore
E poi c’è quella mattina che accendi il computer armata delle migliori idee tu abbia mai avuto da quando hai imparato a scrivere a sei anni, ma non riesci a scrivere una riga. Pensi: niente panico, è solo che devo concentrarmi un po’, ed è impossibile farlo senza un buon caffè. Ti alzi e prepari un litro di caffè lungo, poi ci ripensi e prendi anche i biscotti, perché si sa che il cervello lavora meglio con un po’ di zucchero. All’improvviso ti ricordi che non hai controllato l’e-mail, e passi un buon quarto d’ora a leggere anche i messaggi pubblicitari della nuova offerta su Amazon. Rimetti Word ma niente, la pagina vuota ti fa innervosire. Nel frattempo il litro di caffè ti fa scappare la pipì, e mentre fai pipì ti ricordi di non aver fatto quella telefonata importantissima che rimandi da giorni. Telefoni e poi, convintissima di essere entrata nello spirito giusto ti risiedi al tavolo, guardi gli alberi, fai respiri profondi, rileggi dieci volte i tre capitoli precedenti ma niente. Ecco a questo punto si insinua il pensiero: ho il blocco dello scrittore. Non scriverò mai più nulla, neanche i biglietti di auguri, non riuscirò mai a finire il libro… mancava così poco, dovrò pagare qualcuno per farlo al posto mio, non posso lasciarlo così… E mentre passi al vaglio le persone alle quali vorresti chiedere una mano ti si sblocca qualcosa dentro e riparti… Peccato che nel frattempo sono passate due ore e avresti un appuntamento importantissimo dall’altra parte di Roma! Buongiorno a tutti!!!
La foto di copertina
Stamattina stavo scrivendo quello che credo sarà il penultimo capitolo del seguito di Cronache Rosa ma ero distratta. Perché anche se il formato resterà tascabile vorrei mettere una mia piccola foto sulle alette della copertina, così tanto perché se fossi un lettore mi piacerebbe trovarla (anzi mi devo ricordare di dirlo a Deborah Raimondi, la direttrice editoriale… capito Deborah :)??? ). Fatto sta che ogni due righe mi veniva in mente un dubbio. La scatto all’aperto? A casa? Al mare? In montagna? Solo il viso? A colori o in bianco e nero? Ci sono foto di scrittori che sembrano scattate dall’autovelox o adatte più ad una carta di identità, e lì ci sarebbe da ammazzare l’editore più che il povero malcapitato. Altre invece davvero troppo ricercate, o troppo in posa insomma. Non so… è una scelta difficilissima… (e qui lancio un appello a tutti gli amici con la passione per la fotografia!)
I padroni dei cani
Stamattina la passeggiata con il cane è stata un incubo. Perché come ogni dicembre sono arrivati, nel parco sotto casa, nuovi cuccioli presi per regalo a bimbi-mogli-fidanzate. E fin qui tutto bene. Il guaio non sono i nuovi cuccioli, sono i nuovi padroni. Tra i nuovi padroni ci sono varie sottospecie. Quello che ha il cane ma ha paura dei cani e che quando ti avvicini (anche se il mio sembra un pupazzetto e pesa 10 chili) inizia a chiederti in modo ossessivo se è buono, e si allontana perché ha anche paura di sporcarsi o di essere leccato. C’è poi quello che ha il cane e un grandissimo ego. Quindi anche se non ha mai visto un animale a quattro zampe prima d’ora si sente già un addestratore provetto, lascia libero il suo e poi si ritrova a rincorrerlo per almeno 6 giri di parco visto che il cuccioletto tutto fa, tranne che dargli retta. Tra i più difficili poi da sopportare, a mio avviso, ci sono quelli che si sentono un po’ San Francesco (nel senso che sono convinti di riuscire a parlare agli animali). Si avvicinano al tuo cane e iniziano a parlargli con una vocina strana che fa paura a te e al tuo amico a quattro zampe. Il quale però, superata la diffidenza iniziale, inizia poi a fargli le feste, perchè come tutti i cani di una certa età ha capito che alle coccole spesso è associato un premietto in cibo. E il San Francesco di turno, estasiato, ti guarda trionfante e dice: ecco il tuo cane ha percepito la mia energia positiva e mi vuole bene. Ovviamente non lo contraddico, anche se vedo che Tbo (il mio cane, appunto) scodinzola puntando con lo sguardo la sua tasca dei pantaloni sperando che ne salti fuori un biscotto. Ci sono infine, senza dubbio i peggiori, i padroni dei cani che al quarto giorno si sono resi conto di quanto sia faticoso avere un cane e trattarlo come si deve, proprio come un membro della famiglia. Ecco con loro non sto zitta. Soprattutto quando ammettono di lasciare il poverino tutto il giorno fuori al balcone perchè dentro casa sporca. No, mi dispiace ma non esiste, trova qualcuno che ami sul serio gli animali e cedi questa povera bestiola… Cosiderato che è lunedì però poteva andare peggio… Buongiorno a tutti!!!
Cronache rosa sotto l’albero
Uso il blog per dire un grazie ma proprio di quelli enormi che vengono dal cuore e che, se fossero un’emoticon batterebbero con le stelline che brillano intorno, a tutti quelli che da un po’ di settimane a questa parte mi stanno chiedendo dove prendere Cronache Rosa per poterlo regalare a Natale. Da Torino, Roma, Milano, Bari mi sono arrivate richieste di persone che hanno trovato questo libricino divertente e vogliono seminarlo per l’Italia. E’ una delle sensazioni più belle e gratificanti che credo si possano provare. E per rispondere ad una domanda che in tanti mi hanno fatto: si’ le cronologie di ricerca su Google sono state una mia idea partorita di notte quando, per cercare menù adatti per bambini di tre anni (mio figlio non mangia niente) vidi per caso la mia cronologia sul cellulare e iniziai a ridere da sola come una scema. C’erano tutti i miei pensieri del giorno racchiusi in venti righe!!! Ovviamente anche nel seguito (non svelo ancora il titolo) ci saranno le CRonologie, insieme questa volta ad una novità che le alternerà alla fine di ogni capitolo…
Un dolce buongiorno
Vado subito al dunque: ieri con il post del panettone di Eataly ho suscitato reazioni di ogni genere. Una mia cara amica chef mi ha spiegato che non è tanto la doppia lievitazione o il particolare lievito madre a determinarne il prezzo così alto, quanto la mole di lavoro che richiede una preparazione così speciale. Altri amici invece si sono offerti di fare una colletta per poter assaggiare tutti insieme questo dolce natalizio così caro, altri ancora hanno fatto la considerazione un po’ più seria che con 55 euro ci mangia per un mese un bambino africano. Sono d’accordo con tutti e nel mio mondo ideale vorrei che questi prodotti così buoni potessero essere acquistati senza suscitare tanta meraviglia, sia per dare merito a chi li ha prodotti sia perché questo vorrebbe dire che nessuno al mondo ha problemi economici. So che ci sono locali in Sardegna dove paghi un aperitivo 5oo euro e un bicchiere d’acqua 10 euro, sono poche le cose che riescono a meravigliarmi ma questo piccolo panettone c’è riuscito. Probabilmente fa tutto parte della magia del Natale. Nel frattempo mentre rispondevo a mail e messaggi ieri mio figlio si è nascosto nell’armadio della camera da letto. Lo fanno tutti i bimbi ma il mio fino a ieri non ci aveva mai provato quindi ho impiegato davvero molto tempo a trovarlo e pensato seriamente di morire di paura. Anche perché dopo dieci minuti convinta che non fosse in casa, ho iniziato a cercarlo per le scale e fatto uscire molti inquilini di altri piani. Lui ha riso tanto, io mi sono ripresa stamattina. Forza che è sabato, buon giorno a tutti!!!
Il Panettone di Eataly
Sono stata da Eataly per fare dei regali di Natale. E come sempre sono rimasta tre ore incantata nel reparto cioccolato-caramelle-dolci. Oggi c’era però qualcosa di nuovo che mi ha folgorata (e non solo a me): il banchetto di un panettone prodotto in serie limitata da un famoso chef e in vendita a 55 euro. 55 euro per un solo panettone. Scatole bianche con un numero scritto a mano sopra e impilate una sull’altra. Presentate da un cartello che, per giustificare il prezzo, spiegava che il lievito madre utilizzato per produrre questo panettone proveniva direttamente dalla saliva fermentata di un rarissimo batterio che vive solo in Patagonia e che la produzione ha richiesto due lievitazioni in ambiente iperbolico, avvenute grazie all’energia trasmessa dalla preghiera di monaci tibetani assoldati apposta dallo chef per far accadere il miracolo. Ovviamente scherzo e non voglio assolutamente offendere l’alta pasticceria. Vi dico di più: sicuramente è un dolce ottimo e vorrei tanto assaggiarlo (se qualcuno lo dovesse comprare mi avverta), però di questi tempi 55 euro per un panettone mi sembrano un po’ troppi.